Innovatori Europei

Significativamente Oltre

Innovazione e sostenibilità ambientale per lo sviluppo (note)

sviluppo sostenibile

di Massimo Preziuso

Questo è il secolo dell’innovazione e delle scelte sostenibili. Ormai lo sanno e ne parlano tutti.

La crisi che stiamo lungamente attraversando lo ha ricordato, anche a quelli che non volevano accettare un dato di fatto.

E’ il momento di studiare questo enorme cambiamento ed agire presto.

Studiarlo nel senso di fermarsi ad osservare la trasformazione avvenuta repentinamente negli ultimi anni, che ci ha fatti passare da un liberismo e da una globalizzazione sfrenati, con un ritorno altrettanto rapido, a valori (economici e sociali) reali.

In questo brusco passaggio, la tecnologia ed internet hanno cambiato volto.

Mentre “quella” degli anni scorsi era strettamente connessa a processi di accelerazione di dinamiche sociali (per superare i digital divide) ed economiche (per creare e poi approfittare di un mercato globale), la tecnologia di oggi è sempre più radicata ai processi della vita, a quelli delle comunità territoriali.

Il fenomeno social network, ad esempio, è una risposta ad una esigenza di questo tipo: permette di contestualizzare e personalizzare l’esperienza in internet, rendendolo luogo da vivere.

Contemporaneamente, nel momento in cui l’attenzione degli individui si rivolge sempre più alla qualità dell’ambiente (in senso ampio) in cui si opera, il problema del cambiamento climatico è diventato protagonista del dibattito pubblico e si è trasformato in volano di iniziativa economica.

In avvenire sarà allora fondamentale agire, nel facilitare il processo in atto, attivando quei percorsi di innovazione sostenibile, che generino ricchezza e che valorizzino le risorse culturali, umane e di valori a disposizione nei singoli territori.

Prossima fermata Italia: Firenze, 5-6-7 Novembre, Stazione Leopolda

Questo week end a Firenze si incontrano Matteo Renzi ed i “rottamatori”: un altro incontro interessante e da seguire (per chi può, di persona).

Su www.andiamooltre.it trovate tutte le informazioni.

Sarebbe ottimo se un gruppo di Innovatori Europei ci andasse.

Se interessati a partecipare, fatelo gentilmente sapere su infoinnovatorieuropei@gmail.com

Qui la discussione di Google Group: http://groups.google.com/group/innovatorieuropei/browse_thread/thread/67c05db4a594eb30

Un nuovo Risorgimento? L’assemblea degli amici di RENA a Torino questo week – end

Ciao a tutti.

Permettetemi di girarvi il link all’iniziativa di RENA (Rete per l’eccellenza nazionale), che si terrà questo week end a Torino, dal titolo
“Un nuovo risorgimento?”: http://www.progetto-rena.it/un-nuovo-risorgimento/ con l’invito a chi si trovasse a Torino o lì vicino ad andarci.

Ho avuto modo di dare il mio piccolo contributo di idee al fondatore di RENA, Alessandro Fusacchia, ormai credo due anni fa, e va riconosciuto a lui  e agli altri Arenauti (tra cui anche il “nostro” Daniele Mocchi, che saluto) di aver fatto un bel lavoro.

Quindi in bocca al lupo a RENA.

Massimo Preziuso

El Pais: “Il decennio perso dell’Italia” (di Italia Futura)

crescita internazionale 2000-2010

Dal 2000 al 2010 è crescita zero, peggio di noi solo Haiti

Il dato che viene fuori dal dossier di El Pais è chiaro: l’Italia è il fanalino di coda delle economie mondiali negli ultimi dieci anni. Su 180 paesi siamo al 179 posto, prima di Haiti, l’unica nazione in classifica ad essere “decresciuta” nel XXI° secolo.

Un decennio difficile per tutti le economie già sviluppate, ma il titolo dell’analisi del quotidiano spagnolo è eloquente: “Il decennio perso di Italia e Portogallo”. Da notare che proprio il Portogallo fa comunque molto meglio di noi, con un dato di crescita decennale di 6,47% contro il nostro 2,43%.

Quella italiana è ancora la settima economia mondiale in termini di PIL, ma per quanto tempo ancora se non cresce? “Crescita zero, disoccupazione, conti pubblici in pessimo stato, e conseguente perdita di competitività”, questo il ciclo descritto dal quotidiano, che fotografa la nostra situazione. “Gli economisti – prosegue El Pais – avvertono: se non si adotteranno le giuste misure per uscire dalla crisi, questo quadro economico bloccato potrebbe diventare la norma”.

Scarica la classifica completa in versione pdf:

pagina 1

pagina2

P.s. L’articolo originale è sul sito di Italia Futura

Pd Roma: Il nodo al pettine (di Pierluigi Sorti)

Giunge per il Pd romano il momento in cui si misureranno le conseguenze dell’ abbandono del metodo antico di fare i congressi.

Ci riferiamo ai congressi a tesi, a mozioni, agli appelli ideologici e ai richiami degli affetti in cui, almeno nelle intenzioni e negli argomenti, si contrapponevano, nel migliore dei casi, autentiche alternative, o, nel peggiore, finte conflittualità ideali, finalizzate a mascherare sottostanti antagonismi personali.

Ma quanto meno, attraverso una discussione sul merito dei problemi, i rituali dei congressi riuscivano a conservare una formale predisposizione al dibattito politico: ora è caduto anche quel
formale abbigliamento congressuale. Per dirla tutta, le modifiche adottate non sono state il rimedio ma l’ esasperazione della personalizzazione della politica.

Accade dunque a Roma che, a 48 ore dalla scadenza dell’ iscrizione delle candidature alla segreteria del Pd di Roma, dopo la lunga pausa di riflessione per la sconfitta subita da Alemanno nel 2008, sono in campo tre candidati per concorrere alle primarie interne di partito, tutti dell’ area Bersani ( vittoriosa nelle primarie per la scelta del segretario nazionale di un anno fa ).

La latitanza di candidati delle altre due aree di partito ( quella Marino e quella ex Franceschini ), se confermata fino alla scadenza, è significativa, già ora, dell’ irrilevanza di argomenti politici che dovrebbero ispirare le scelte della platea congressuale.

Ma la vocazione complessiva degli iscritti al congresso, evidenziata dall’ ampia flessione del numero degli iscritti, non distante dai due terzi in meno, e la discutibile autenticità della volontà di coloro che rinnoveranno l’ iscrizione solo all’ ultimo momento utile, sono una riprova del cattivo stato di salute del Pd nella capitale.

Se ne vedrà la manifestazione nel carattere fittizio di contrapposizioni politiche fra esponenti che, in varia ma non significativa misura, sono tutti corresponsabili della crisi del partito e che nei loro indirizzi personali non riscuoteranno un particolare esame di merito dalla platea degli iscritti.

Lo stato di profondo disagio, scaturito per generale opinione, dalle gravi carenze di gestione di un deputato, l’ on. Milana, non può individuare una convincente ipotesi di superamento, contraddetta com’è dalla circostanza che proprio il candidato più favorito, il consigliere provinciale Marco Miccoli, è stato dell’ on. Milana, il collaboratore più stretto.

I passi già effettuati, in una cornice organizzativa assai macchinosa, caratterizzano un percorso poco persuasivo nell’ intento di riguadagnare credibilità e la riapparizione dell’ arcobaleno nella capitale, per il Partito democratico, sembra tuttora assai lontana.

Google Price Index (di Rocco Pellegrini)

pubblicata da Rocco Pellegrini

Sul Financial Time leggiamo:

“Google is using its vast database of web shopping data to construct the ‘Google Price Index’ – a daily measure of inflation that could one day provide an alternative to official statistics.

 

The work by Google’s chief economist, Hal Varian, highlights how economic data can be gathered far more rapidly using online sources. The official Consumer Price Index data are collected by hand from shops, and only published monthly with a time lag of several weeks. 

At the National Association of Business Economists conference in Denver, Colorado, Mr Varian said that the GPI was a work in progress and Google had not yet decided whether to publish it”.

Traduco per quei pochi che hanno problemi con l’arcana lingua planetaria.

“Google sta usando il suo vasto database di dati sugli acquisti nel web per costruire l'”Indice dei Prezzi Google” -una misura giornaliera dell’inflazione che potrebbe un giorno costituire un’alternativa alle statistiche ufficiali.

Il lavoro del capo degli economisti di Google, Hal Varian evidenzia come i dati economici possono essere raccolti molto più rapidamente usando le fonti online. I dati dell’Indice Ufficiale dei prezzi sono raccolti manualmente dai negozi e pubblicati soltanto mensilmente con un ritardo temporale di parecchie settimane.

Alla conferenza dell’associazione nazionale degli economisti d’affari in Denver, Colorado, il signor Varian ha detto che il GPI è stato un processo e Google non ha ancora deciso se pubblicarlo”.

Questa non è certamente una notizia da poco anche se qui da noi se ne è parlato molto poco. 

Qualche giornale se ne è occupato ma la rete ne ha parlato poco nel bel paese diversamente dagli USA.

Michele Mezza ha scritto un’interessante riflessione sulla questione, che consiglio di leggere, nella quale porta l’attenzione sul significato vero di un evento del genere che porta un’impresa privata ad invadere competenze fin qui degli stati e degli organi sovranazionali.

Il mio lavoro ha meno ambizione sistemica e si limita a riflettere su tre punti che mi sembrano cruciali.

  1. Google dice di aver rilevato dai suoi dati che gli USA sono in deflazione. Questa si che è una notizia coi fiocchi. Leggendo il riferimento di wikipedia si vede che, secondo le rilevazioni passate, “tra le principali cause di deflazione vi è la scarsità di moneta”. Sappiamo bene, invece, che mai come negli USA di oggi la Federal Reserve ha iniettato nell’economia quantità industriali di liquidità anche litigando pesantemente con cinesi ed europei che vedono deprezzarsi il $ e rafforzarsi le rispettive monete. Questo vuol dire che gli americani stanno reagendo alla crisi risparmiando ed usando la tecnologia per comprare laddove le imprese abbassano i costi. Ci sono programmi per IPhone e per Android tipo Around me che sono in grado di indicare per un qualsiasi prodotto l’emporio vicino col prezzo più basso e le catene distributive competono proprio su questo punto. Anche in Italia sta succedendo qualcosa di simile come dicono i rappresentanti dei maggiori gruppi di distribuzione. Si configura una situazione economica completamente nuova, fin qui sconosciuta e nella quale bisognerà capire l’evoluzione di questi fenomeni. E’ evidente, però, che queste cose non sono rappresentate negli indici ufficiali, sempre più barocchi e datati.
  2. L’economia si basa su indici mensili e su rilevazioni temporali molto diluite nei tempi. Questo indice è invece in tempo reale come una classica ricerca sul motore di Google. Ora sappiamo bene quanto conta in economia avere il polso del real time. Conta per tutto: per acquistare, per vendere, per promuovere, ecc. Uno strumento del genere cambierebbe definitivamente tante cose e questo mi porta di corsa al punto 3.
  3. Google ha deciso di non pubblicare l’indice. Anche questo è importante, anzi soprattutto questo. Google ha un capo economista perchè grazie alla sua smisurata liquidità ha bisogno di strumenti avanzati per decidere dove mettere i soldi. Questo strumento è decisivo, da tanti punti di vista, ed è per questo che ne parla ma non lo rende di pubblico dominio. Ne parla per stimolare l’open source su iniziative analoghe ma lo metterà in gioco quando riterrà opportuno. Nel frattempo serve alla sua galassia d’imprese per diventare sempre più forti. Così va il mondo al tempo della rete.

Firmiamo l’appello di Espresso per il Wi-Fi libero!

internet
Scrivo questa nota perchè credo che l’appello del settimanale L’Espresso per la abolizione del Decreto Pisanu sul Wi-Fi vada seguito e diffuso (cominciando a firmarlo noi tutti).
 
Lo dico perchè sono da anni convinto, avendo come tanti di voi “visto con i miei occhi” quanto esso sia socialmente ed economicamente importante per un Paese (in Inghilterra, Cina e Stati Uniti), che il Wi-Fi libero, da solo, porterebbe sviluppo in Italia in varie forme (pensate solo alla attuale assenza in Italia, e soprattutto a Roma, di Internet Cafe’..e quanto questi possano essere da stimolo alla crescita sociale, culturale ed economica di un Paese).
 
Non dimentichiamoci poi che il Wi-Fi libero rappresenta il vero “driver di attivazione” della cosiddetta “Internet Economy”, che si basa proprio su quella “universalità dell’accesso (in teoria gratuito)”, che solo il wi-fi può garantire.
 
In più l’Internet “senza fili” è l’unica modalità di sviluppo delle reti internet tecnicamente, economicamente e socialmente fattibile, perchè “costa di meno”, “non è soggetta a monopoli”, ed ha tempi di realizzazione “nettamente inferiori” ad esempio rispetto alla Fibra Ottica.
 
A mio avviso, poi, il Wi-Fi è in Italia il Progetto di investimento a piu’ alta “redditività sociale” possibile.
 
Ecco perchè questo del Wi-fi libero rappresenta un primo importante passo di innovazione, che potrebbe sbloccare tante cose nel nostro Paese.
 
Per questo, Innovatori Europei deve contribuire a questa iniziativa.
 
Vi invito allora caldamente a far girare questa nota tra amici e a discutere e far discutere su questo tema, in vario modo, insieme.
 
 
E spero, infine, che i tanti “amici di Innovatori Europei” presenti nelle istituzioni e nei movimenti – associazioni si adoperino per questa che è una iniziativa a costo zero ma di enorme impatto sociale ed economico.
 
Massimo Preziuso
 

Una frase da cui partire e discutere: “They need executors, they don’t need thinkers”

TIME.com

 

Una frase semplice ma completa ce la dice un giovane italiano nell’articolo del TIME di oggi (che vi allego, http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136,00.html), che parla dell’esodo ormai irreversbile di talenti e meno talenti verso l’estero.

La frase è questa: “They need executors, they don’t need thinkers”

Nella loro semplicità, queste poche parole dicono tutto. Parlano di un sistema, da sempre familistico e di prossimità, che si proietta nel mondo del lavoro e delle relazioni. Raccontano di una cittadinanza piena di paure verso tutto ciò che è diverso dalla propria idea di normalità (in questo caso il talento del giovane, ma si potrebbe parlare dell’estro e della ritrovata sicurezza della donna, della voglia di fare dello straniero). Tutte quelle cose che ci bloccano da anni e ci stanno portando ad una irreversibile decadenza.

Ed è secondo me proprio su questa “paura”, che forse è stata amplificata dal sistema di potere mediatico degli ultimi anni, ma che è di certo qualcosa che ci portiamo dietro per cultura da generazioni, che bisogna discutere per provare poi a dare suggerimenti ad una classe dirigente, che sembra sempre piu’ smarrita ed impotente rispetto a questo lento ma continuo “morire” del Bel Paese.

Ed allora mi viene da farvi una domanda: come si sblocca la “paura del diverso” in questo Paese? Come ci si può abituare ad “aprire le porte e le opportunità” a chi oggi ci fa paura (giovani, donne, stranieri..)?

Sperando di non aver detto cose troppo ovvie, ne vogliamo discutere almeno tra noi?

Ciao,

Massimo Preziuso

infoinnovatorieuropei@gmail.com

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