IL FUTURO NELLA CLEAN ECONOMY
E' impossibile non scrivere qualcosa su quello che in questi ultimi giorni si legge dai media, sull' andamento dei mercati finanziari, dei prezzi del petrolio e delle materie prime, e della recessione che sta colpendo, a partire dagli Stati Uniti, tutto il mondo Occidentale.
Tutti questi accadimenti hanno un filo comune: la "tardiva" (per scelta?) constatazione, da parte dei mercati, delle istituzioni e dei cittadini, che il mondo è "limitato" nelle sue risorse naturali, e quindi nella sua crescita.
Tutti questi accadimenti sono, però, anche "acceleratori" di quel processo di transizione verso la Clean Economy che da tempo aspettavamo, e di cui ho provato a scrivere l'anno scorso ("La finanza si muove verso le Green Technologies" ).
Una cosa non riesco a comprendere, però: perchè realizzare così tardi quello che da tanto tempo si sapeva, nel mondo delle istituzioni?
Nel momento in cui la Globalizzazione prendeva piede, era evidente che, esaurita la positiva spinta competitiva, la domanda (di risorse naturali e, quindi, di beni e servizi) sarebbe cresciuta velocemente rispetto all'offerta, comportando, nel tempo, un PREZZO elevato.
La domanda è: era questo della "crescita infinita" un modello di sviluppo irrinunciabile per il nostro Pianeta, 20-30 anni fa?
O era possibile "sceglierne" un altro, più equilibrato e rispettoso dei limiti che la Natura impone, una Clean Economy appunto?
Massimo Preziuso
Commenti
Mauro Giugno 9, 2008 at 3:38 p.m.
Penso seriamente che il pianeta è in forte pericolo come non lo è mai stato fino adesso...
CO2, Nucleare, cinesi che vorrebbero giustamente avere anche loro una famigliola piu' numerosa di 1 figlio, meno male che gli indiani non mangiano carne bovina....
Comunque presto qualche guerra seria scoppierà.
Gli Usa già troppo indebitati saranno il grande sconfitto del XXI o al max del XXII secolo....
Israele scomparirà e questo sinceramente sarà il male minore.
Andare a costituire lo Stato d'Israele nel cuore del mondo islamico è stata a mio avviso una delle piu' grandi follie che la geopolitica abbia generato nel secolo ormai trascorso...
In quanto all'Europa...Soffermatevi a guardare un mappamondo...
Ci salveremo (ridimensionandoci comunque) perché siamo veramente piccoli...
Certo quanti nuovi movimenti si affermeranno...
Quanti Marx & quanti Nietzsche mentre ci scriviamo in questi momenti di relative tranquillità stanno nascendo?
Mauro
Alberto Zigoni Giugno 9, 2008 at 3:56 p.m.
Ciao a tutti,
condivido con Massimo la necessità di pensare ed attuare un modello
economico alternativo a livello globale, e trovo anche che CLEAN
ECONOMY riassuma efficacemente lo spirito che questo nuovo approccio
deve avere.
Il problema della sostenibilità, a mio avviso, va visto nella sua
interezza: non ci si può limitare ad osservarne i pur importanti
risvolti economico-finanziari, come giustamente sottolinei tu, Mauro,
nè nemmeno semplificare drasticamente ed eccessivamente la questione
ad un "semplice" problema di sovrappopolamento del pianeta, come si
limita a fare il prof. Peter J. Bury che leggo con piacere per la
prima volta in questo forum.
A mio modo di vedere il minimo comune denominatore di tutti gli
aspetti del fenomeno globalizzazione
- Accesso ed utilizzo delle risorse naturali
- Processi produttivi, economici e finanziari
- Demografia
- Geopolitica
- ...
è uno solo: IL PIANETA TERRA! E' la nostra terra il punto di
riferimento inamovibile, e provo a spiegare il perchè con un semplice
esempio.
Supponiamo che l'offerta di petrolio sia in linea con la domanda, e
che le riserve naturali siano virtualmente illimitate. In uno scenario
come questo i combustibili avrebbero un costo sostenibile, ma lo
sfruttamento di tale fonte di energia in modo incontrollato ed
indiscriminato, dettato da una mera convenienza economica (e magari
politica, finanziaria o altro) basterebbe a considerare tale
sfruttamento sostenibile? LA RISPOSTA E': NO! No perchè il PIANETA non
lo può sostenere!
O capiamo questo o non si va da nessuna parte. Non bastano le misure
protezionistiche per far sì che la CO2 prodotta dai cinesi resti in
Cina, ed i cinesi possono riempire il pianeta di CO2 anche solo
producendo per il mercato interno.
Noi siamo cittadini del mondo, ma nel senso che calpestiamo tutti la
stessa Terra. Pensare di limitare le nascite per continuare a
sfruttare indiscriminatamente le risorse naturali non risolve il
problema, anzi a mio modo di vedere nasconde una forma di egoismo
mascherata da peloso pietismo, della serie: "Non voglio che il mio
stile di vita occidentale ti faccia morire di fame, bambino africano,
perciò è meglio se non nasci...". Dobbiamo ridurre il nostro footprint
sul Pianeta, questa è la sostenibilità, la CLEAN ECONOMY.
Scusatemi la veemenza, ma sono convinto che o c'è un cambiamento a
livello globale o non ne usciamo. E' ovvio che non si cambia dall'oggi
al domani, ma se non ci diamo un obiettivo strategico non saremo
nemmeno in grado di disegnare un percorso coerente di transizione, che
potrà anche contemplare forme di protezionismo o di controllo delle
nascite, come peraltro gli Stati stanno già facendo.
Un abbraccio a tutti
Alberto
Pierluigi Giugno 9, 2008 at 2:02 p.m.
Una serie esemplare di quesiti apparenti ma altamente significativi. Che comportano una risposta obbligata: non abbiamo saputo vincere l' avidità e abbiamo perso l' equilibrio.
Potremo forse trovare una linea di difesa nel "glocalismo" ?