RISORSE ENERGETICHE NEL '2000
Le risorse energetiche negli anni 2000 di G. Mariani
Una riflessione leggera,come il volo di una farfalla,senza numeri e conclusioni, che vuol essere solo
una presa di coscienza dei problemi più gravi non solo per lo sviluppo, ma per la sopravvivenza.
Un invito a maturare una posizione, che accetti il rischio di mettere in gioco tutto quello che è stato conservato con tanta cura e con tanto amore, per un amore più grande per l’umanità.
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La domanda e l’offerta di energia saranno i problemi principali, assieme a quelli dei trasporti e delle comunicazioni, dei prossimi anni, in mancanza di una pianificazione adeguata ed idonea ad evitare forti carenze.
E ciò in relazione anche al risveglio economico e al forte tasso di sviluppo sociale e industriale in atto in quei paesi che per decenni sono stati relegati ai margini, accontentandosi di sopravvivere e/o di vivere di luce riflessa dai paesi ricchi.
E il colonialismo politico ed economico delle nazioni che, per cultura o per una felice posizione geografica, hanno imboccato per prime la via dello sviluppo, monopolizzando per decenni i consumi dell’ energia e appropriandosi delle fonti, dovrà ora fare i conti con i mercati esterni che loro stessi hanno sviluppato, e che, migliorando il proprio stile di vita, incrementano i propri consumi.
L’ impiego delle fonti ha dato la precedenza sino ad ora agli idrocarburi, le fonti a più alta concentrazione energetica e più disponibili e manipolabili in modo pratico ed economico, oltre che in modo più sicuro e meno inquinante, se trattati in modo appropriato; lasciando ai margini lo sfruttamento di altre risorse energetiche altrettanto disponibili in gran quantità, ma meno redditizie e pratiche ed efficienti nell’uso, quali il legno e il carbone.
La conseguenza è stata che l’incremento nel consumo di idrocarburi è stato talmente rapido ed imponente da costringere i produttori a limitarne la produzione , onde contenere la riduzione delle scorte, nonostante la costante ricerca e il ritrovamento continuo di nuovi giacimenti.
Questa è una grande carenza di programmazione ,che non incoraggia un uso diversificato e legato alla disponibilità e alla localizzazione delle risorse, e ai rapporti fra paesi produttori e paesi consumatori.
E poi grave sarà nelle conseguenze economiche e sociali , il rifiuto, per ragioni politiche e o ideologiche, dello sviluppo di nuove tecnologie per lo sfruttamento di risorse disponibili in notevoli quantità e concentrate quali l’energia nucleare, anche se considerate ancor oggi potenzialmente più pericolose e/o nocive. Tali ideologie ,motivate nel breve, devono comunque fare un passo avanti e modificare la propria attitudine per evitare che di queste risorse si facciano degli usi impropri.
Promuovere pertanto un patto di garanzia patrocinato dalle organizzazioni internazionali che garantisca nel presente una ricerca comune e controllata e, nel futuro, un impiego corretto e la disponibilità diffusa e generalizzata per usi pacifici.
Occorre che alla scienza vengano tolti i veti che, come la storia insegna,non hanno mai funzionato.
Altrimenti il possibile bene derivante dalla ricerca e dall’impiego sarà un beneficio di cui come al solito si approprieranno principalmente i paesi ricchi, contrastati dai paesi più poveri e assillati dal sottosviluppo.
Molti giustificano tale rifiuto per dare impulso per converso in modo più deciso allo sfruttamento di risorse alternative non inquinanti( quali il solare, l’eolico, il fotovoltaico , le biomasse etc.).Ma l’impiego di tali risorse su larga scala richiede situazioni culturali e geografiche particolari, quali la gestione diretta, su scala domestica e/ o di piccole/ medie comunità, di impianti locali, con bassa concentrazione di energia ed esigenze più limitate e non continuative .L’alta concentrazione nella produzione dell’ energia e la disponibilità più continua sono viceversa a favore della sicurezza e dell’ economia dell’ uso del combustibile e della gestione .
E poi ci sono le ricerche in campi non ancora sufficientemente maturi e,allo stato attuale, con grossi limiti allo sfruttamento commerciale, quali la fusione termonucleare o l’impiego dell’idrogeno, che comunque non ricevono l’ impulso che meriterebbero data anche la scarsa collaborazione fra i paesi industriali.
Al di là dal voler essere esaustiva questa introduzione vuole solo significare che la cultura e la sensibilità degli abitanti dei vari paesi”assetati” di energia determinano, di volta in volta, l’attitudine all’incremento e allo sfruttamento di risorse su basi assolutamente non scientifiche e non economiche, come avviene spesso nei paesi più ricchi, o viceversa su basi non ecologiche e non rispettose della natura , come avviene spesso nei paesi più poveri. Così avviene in Italia per il gas metano , mentre in Cina si allagano intere regioni per dare luogo allo sfruttamento in modo semplice ma devastante dell’energia idraulica.
Occorre che le politiche di sviluppo vengano formulate e condivise in modo più allargato, come si sta cercando di fare creando una cultura in Europa, perchè con una maggiore uniformità di comportamenti si eviti che ci siano paesi che sopportano i danni dello sviluppo non controllato esportato da altri che ne godono i benefici maggiori.
Cerchiamo allora con il nostro esempio di creare nei nostri figli una coscienza diffusa e equilibrata che miri prima di tutto ad eliminare lo spreco, e poi a generare comportamenti virtuosi nell’uso delle risorse che possano salvaguardare lo stile di vita con l’ amore e la cura dell’ ambiente .
G.Mariani
Commenti
Aldo Perotti Maggio 30, 2008 at 8:18 a.m.
Sottoscrivo il 99% di quello che scrive Mariani. Sintetizzerei il tutto con l'affermazione che la prima fonte energetica del futuro è il riparmio di energia.
Ma risparmiare energia ci riporterà sens'altro un pò indietro nel tempo... dovremo rallentare la velocità del nostro mondo e "diluire" il consumo su tempi più lunghi. Andare a piedi piuttosto che in scooter. In treno piuttosto che in aereo. Vivere meno la notte e sfruttare meglio la luce del giorno. Rinunciare all'aspirapolvere e tornare allo straccio. Puntare in sostanza ad una società "non consumistica". In bocca al lupo ragazzi.
Aldo
Stefano Casati Maggio 30, 2008 at 9:02 a.m.
Gabriele,
il tuo intervento mi ha ricordato le prefazione di un libro sulla questione energetica di Alberto Clo' che leggevo qualche giorno fa: il messaggio, credo, era lo stesso. Senza impostare una questione "culturale" sull'uso e (stra) consumo dell'energia, si passerà, come avviene oggi in campo finanziario, da una "bolla" a un'altra. cioè da quella degli idrocarburi a quella del nucleare.
Occorre veramente un discorso culturale di lungo periodo, senza il quale si corre il rischio di cadere dalla padella (idrocarburi) nella brace (nucleare).
Veramente un intervento interessante.
A presto,
Stefano
Luigi Della Bora Maggio 30, 2008 at 10:42 a.m.
Sono assolutamente d'accordo con quanto scritto da Mariani sulla visione strategica da massimi sistemi che non contrasta assolutamente con l'esigenza "del fare" anche nel nostro piccolo senza dover attendere i tempi lunghi della politica, degli interessi corporativi, ecc... Oggi in Italia, come in quasi tutto il resto del mondo, ci sono incentivi per favorire l'installazione di dispositivi anche domestici per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili. Purtroppo in Italia se ne parla poco, il cittadino non sa con esettazza quale beneficio ne può trarre, e quindi "non si fa" o si "fa troppo poco". Quindici giorni fa a Verona c'era la fiera "SOLARTEC" con la presenza di espositori da tutto il mondo, moltissimi visitatori, poco informati. Parlando con alcuni produttori ho scoperto, con grande disappunto, che la maggior parte della loro produzione, destinata all'Europa, viene assorbita da : Spagna; Grecia e Germania. E l'Italia? Come al solo restiamo un fanalino di coda. Oltre a condividere la visione strategica, mi permetto quindi di allegare un paio di paginette che ritengo chiare e divulgative su ciò che ognuno di noi potrebbe fare ottenendo benefici economici e contribuendo a ridurre l'inquinamento atmosferico e svincolandoci parzialmente dalla schiavitù degli idrocarburi. Sembra che il sole abbia ancora qualche miliardo di anni di vita e sia disponibile a fornirci molta più energia di quanto ci serva in realtà e nel mondo splende 24 ore al giorno. Servono anche altre fonti perchè non siamo capaci di cumulare l'energia prodotta e non consumata da riservarci per l'uso nei momenti in cui non viene prodotta, è vero..... però se tutte le reti del mondo fossero interconnesse ... chissa!!!
Luca Lauro Maggio 30, 2008 at 10:43 a.m.
Ciao,
faccio i complimenti a Mariani per la chiarezza dei concetti in questo contributo.
In particolare il nodo del discorso principale che Gabriele fa, secondo me sta nel fatto che programmare l'uso delle fonti di energia in maniera globale e sistemica rispetto alla questione dell'ambiente non ? ancora avvertita come una fondamentale esigenza dalla politica, per? di fatto ? gi? una urgente necessit?.
Il secondo punto che vorrei invitare a coinvolgere in questa riflessione ? l'opportunit? di avere un consumo efficiente.
Per fare questo bisogna uscire da una interpretazione sbagliata e diffusa della parola efficiente -
EFFICIENTE non significa meno servizio, meno risultato, meno energia, meno forza:
nel concetto di efficienza l'aspetto 'meno' riguarda solo il costo fermo restando un dato beneficio e vado ad un esempio concreto -
? noto che il parco auto marcianti in italia ? composto da non meno di 34 milioni di veicoli* .
Domanda: consumano pi? o meno tutte uguale benzina/gasolio per ogni km percorso?
Se la risposta ? SI, si pu? gi? andare ad applicare la stessa domanda ad un altro settore, esempio le caldaie per usi privati -
se la risposta ? NO, e quindi ci sono dei veicoli che con lo stesso litro fanno 10 km e altri che ne fanno 30, quindi che in 3 consumano, costano e inquinano per quello che l'auto che fa 10 a litro fa da sola, allora una politica intelligente, mirata, programmatica parte subito a stimolare con tanti modi possibili l'acquisto di queste AUTO PIU' EFFICIENTI (stesso discorso poi per le caldaie ed altri settori) che ci rendono molto meno schiavi del mercato dei combustibili fra l'altro;
ecco, l'esigenza di essere pratici ci permette quindi di operare immediatamente delle scelte concrete e fattibili, laddove nel mentre possiamo portare avanti noi la discussione sul tema e la scienza l'avanguardia delle nuove scoperte che sinergicamente con le scelte politiche ambientali ed energetiche potrebbero rischiarire quest'ombra che un p? tutti avvertiamo sugli anni che abbiamo davanti.
Grazie per la pazienza di avermi letto,
saluti
Luca Lauro
*ecco la tabella del Ministero dei Trasporti sul parco veicolare nel 2005
Veicoli in circolazione in Italia nel 2005: 50.243.250
automobili: 34.667.485
ciclomotori: 5.325.000
motocicli: 4.938.359
autocarri: 4.327.832
autobus: 94.437
motocarri: 344.827
Massimo Maggio 30, 2008 at 10:53 a.m.
Leggo proprio ora gli studi svolti da WBCSD sugli scenari energetici e di emissioni di IPCC.
Anche nel caso di crescita e sviluppo sostenibile del globo nei prossimi decenni, essi prevedono un tasso di crescita annuo del Nucleare superiore (4% per annum) a quello che vi è stato negli anni 90 (2,5%).
Ovvero, sia nel caso di una crescita delle economie in via di sviluppo ad alta intensità energetica, attraverso la classica transizione "industriale", sia nel caso di un mondo "idilliaco" votato ai servizi e all'economia intangibile, IPCC e WBCSD vedono una importante crescita, in volume e peso percentuale, del nucleare.
Quello ch a me sembra è che la "nuova cultura del risparmio energetico" debba assolutamente accompagnarsi ad una "nuova cultura tecnologica dell'energia" che affronti le paure che esse, a volte, recano al cittadino "non preparato".
Massimo
pierluigi sorti Maggio 30, 2008 at 4:02 p.m.
Ho letto e apprezzato la chiarezza dell' esposizione. aggiungo tuttavia che non sono riuscito a capire le conclusioni operative degli argomenti illustrati: quale, secondo Mariani, dovrebbe essere il percorso da adottare nella situazione data ?
A parte ciò il tema ha una sua grandiosità da oscurare nettamente tutti quelli attualmente in campo e mediaticamete egemonici. E soprattutto distraenti.
i migliori saluti. pierluigi sorti
Gabriele Mariani Giugno 1, 2008 at 9:30 a.m.
E' questa la prima conclusione a cui volevo giungere, Pierluigi. Il tema ha una grandiosità che supererà in prospettiva, per i nostri figli,quello della fame nel mondo.Perchè senza energia non c'è cibo.Cosa fare ?Cercherò di sviluppare il mio pensiero e mandarvelo.Ci sto lavorando documentandomi con libri e articoli.Perchè partentendo da una presa di coscienza della gravità della cosa si può sviluppare una discussione scevra da preconcetti,che prefigurano già una soluzione che a mio avviso al momento non esiste.Ma non per questo dobbiamo evitatere di comprometterci.Grazie a tutti per i commenti,molto utili per continuare a cercare.Ciao
Massimo Maggio 29, 2008 at 11:25 p.m.
Caro Gabriele.
Mi sono permesso anche io di scrivere, in più luoghi, che oggi la questione energetica (e non solo quella) italiana è un fatto culturale, prima di tutto.
E' da lì che il Paese deve partire, per potersi rinnovare e ritrovare crescita sostenibile.
Complimenti per l'ottima argomentazione, che spero sia da stimolo ai tanti altri innovatori europei per pubblicare i loro preziosi contributi qui, invece di disperderlo nel Google Group o altrove
Massimo