MERITOCRAZIA

di Daniele Mocchi

In questi ultimi giorni, sta tornando centrale nel dibattito politico nazionale il tema della meritocrazia e del talento. Iniziamo innanzitutto col dire che la società italiana ha un serio ed evidente gap da colmare su questo fronte. Premiare la meritocrazia e il talento significa aumentare la mobilità sociale, attualmente al palo, significa aprire le porte a chi per esempio è nato da genitori operai, non condannando il soggetto a fare la stessa sacrificata vita di coloro che lo hanno messo al mondo.

Significa anche maggiore efficienza e parità di diritti tra pubblico e privato.

Onestamente, le prime prese di posizione del Ministro dell’Innovazione Brunetta su questo tema non mi sono dispiaciute. Tuttavia l’esperienza insegna che non bastano le buone intenzioni, sono tantissimi gli ostacoli da superare, oltre ad un modello culturale che non si può pensare di cambiare soltanto a colpi di legge, come dimostrano le diverse riforme succedutesi negli anni precedenti (come ad esempio l’introduzione della licenziabilità dei dipendenti pubblici) che nella realtà sono rimaste inapplicate.

Qualche giorno fa leggendo l’intervista di Brunetta al Corriere sono un pò trasecolato: il senso della dichiarazione che ha fatto circa l’introduzione di un’aspettativa non retribuita per coloro che dal pubblico vorrebbero passare al privato o diventare autonomi, chiudendone il contratto se l’approdo va a buon fine, mi è sembrata più un’idea tesa al dimagrimento della Pubblica Amministrazione che ad una valorizzazione dei talenti che vi lavorano. E’ infatti assolutamente evidente che accetterebbero di lasciare il posto pubblico, coloro che credono veramente nelle loro capacità e si sentono frustrati perché non riescono a valorizzarle, a metterle in atto…Figuriamoci se i fannulloni penserebbero minimamente a mettere su un’impresa o a lavorare in un’azienda privata!

E’ per questo che ritengo che alle mere dichiarazioni debbano seguire atti concreti e corrispondenti e determinazione nelle loro applicazioni.

pubblicato il 16 Giugno 2008 Tags: Innovazione

Commenti

Arianna Luglio 10, 2008 at 3:06 p.m.

...e i concorsi della pubblica amministrazione?? come mai i magistrati non indagano sui concorsi che notoriamente favoriscono il candidato designato...i concorsi universitari per esempio...non è una casta anche questa? ah ma forse la stessa cosa si verifica per i magistrati, perchè anche i magistrati etrano per concorso...mi sa che WE CANNOT! e il figlio del cittadino comune (incluso l'operaio)?! quello bravo che partecipa al concorso e si meriterebbe il posto, che fine fa lui?! mi sa che va all'estero...

zpxeyd Agosto 5, 2008 at 8:21 a.m.

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Francesco Bernacchia Agosto 8, 2008 at 11:22 a.m.

Ancora si parla ostinatamente di meritocrazia. Parola bruttissima e sopratutto inapplicabile all'interno degli Enti Pubblici. Le parole, come diceva Ungaretti, assumono un significato spesso ingannevole secondo i luoghi e le tradizioni dove vengono pronunciate. E' facile dire: premiamo i più bravi. Prima sarebbe necessario capire bene il significato di "più bravi" o "più efficienti". Ci si riferisce alla quantità alla qualità alla capacità di tenersi in buoni rapporti con il Dirigente, e questo, con il Politico di turno... La realtà è molto più semplice e sulla carta risolvibile, ma in pratica nessuno ha la voglia il coraggio l'interesse e direi anche la professionalità per attuarla.Negli Enti Pubblici la maggioranza del Personale è formata da lavoratori seri molto spesso depositari di grandi capacità intelletuali lavorative e specialistiche. Frequentemente accade che aziende private ne chiedano l'intervento. Purtroppo in queste piccole e grandi famiglie esistono i cd fannulloni, ovvero persone che non amano il proprio lavoro, ogni giorno trovano un pretesto per evitare di collaborare ed attendono con ansia unicamente il 25 o il 27 del mese. Mai i Dirigenti, i Funzionari i Dipendenti colleghi sanno benissimo chi sono e dove "operano", ma nessuno ha, ripeto, il coraggio di affrontare queste situazioni e cercare di risolverle, magari tentando anche di recuperare, con nuove mansioni, il lavoratore fannullone. La vergogna è vedere bruciata da pochissimi incoscienti l'immagine dell'Ente. E' necessario ritrovare il coraggio e la serietà per rivedere le dotazioni organiche in modo reali e funzionali, NON POLITICO!

msicpxgdb Agosto 20, 2008 at 9:20 p.m.

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dgjwhgmb Agosto 22, 2008 at 7:16 a.m.

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